Quando un posto diventa un luogo.

Don Giulio Minardi e le cantine di San giacomo Maggiore del Carmine

 

Il 17 aprile eravamo in tanti a ricordare don Giulio Minardi ed il fatto che nel periodo dal ’43 alla Liberazione (anche successivamente in realtà aiutò chi era in pericolo) accolse veramente chiunque fosse in difficoltà e necessitasse di protezione e di essere nascosto. Alla presenza, fra gli altri, del Commissario straordinario del Comune di Imola, Adriana Cogode, di S.E. Mons. Tommaso Ghirelli, vescovo di Imola, di Bruno Solaroli , Marco Pelliconi ed Alfiero Salieri di Anpi Imola, del disponibilissimo parroco del Carmine Mons. Gianluigi Dall’Osso, di don Nello Mariani che in quegli anni viveva proprio al Carmine, del dirigente Enrico Michelini e di Annalisa Cattani che ci ha guidato nel progetto, i nostri studenti della 4 S indirizzo Costruzione Ambiente Territorio dell’Istituto Paolini Cassiano ci hanno non solo illustrato, ma ci hanno fatto sperimentare attraverso i sensi cosa significasse vivere per mesi nascosti all’interno del Carmine, pronti a fuggire al suono della sirena, nelle cantine, vero rifugio, in cui abitualmente dormivano i più giovani. Dopo una presentazione tecnica dei rilievi delle cantine (una grande grazie al lavoro professionale della collega Alessandra Nanni e dei colleghi Giovanni Cavallo e Carlo Quartieri) della storia e della figura di don Giulio, bruscamente interrotta dal suono dell’allarme antiaereo, siamo scappati nelle cantine, appena illuminate dalle candele e da luci calde e fredde per rappresentare il passare delle stagioni.

Abbiamo sperimentato che la storia non si studia solo sui libri. Ci siamo tutti commossi nell'ascoltare le testimonianze di chi c'era in quell'arca di Noè piena di animali, disertori, partigiani, preti, bambini e probandi. Oggi come allora al Carmine c'erano studenti, ragazzi, partigiani, autorità e preti, mancavano solo gli animali! C'è stato chi ha individuato il luogo dove dormiva da bambino, chi ha ricordato il collegamento col pozzo, chi ha ricordato che qui o dalle vicine Suore, don Giulio aveva nascosto oltre all’ebreo Paolo Santarcangeli ed alla madre, anche Ruggi e Bassani, chi ha sottolineato come al Carmine si sia incontrato segretamente il Comitato di liberazione, ma successivamente sia nata anche la Democrazia Cristiana imolese, chi ha aggiunto che don Giulio non volle pubblici riconoscimenti e che, in nome della banalità del bene ( in polemica con il concetto della banalità del male), diceva: “Avevo la possibilità di farlo, era necessario farlo, l'ho fatto”.

Al termine abbiamo riflettuto con i ragazzi sul perché questo progetto sia stato importante. Ecco le risposte: ha fatto incontrare giovani ed adulti, le persone si sono commosse quindi abbiamo prodotto un cambiamento, c'erano persone di orientamento diverso, abbiamo confrontato documenti orali e scritti, abbiamo ottenuto un risultato lavorando in gruppo, progettando e risolvendo problemi.

Così ci ha scritto la prof.ssa Annalisa Cattani: “Cara Chiara Billi e Cristina Casadio Loreti grazie per avere trasformato il progetto in una piattaforma di ricerca e di avere generato una macchina di racconti che fa dell’arte e della storia una fonte di memoria. La memoria a differenza della storia istituzionalizzata è’ una storia più soggettiva e viva che si presta ad essere rivissuta e guardata con occhi sempre diversi per mantenere la sensibilità alta, per uscire dal libro ed entrare nei cuori cesellando persone al di là dei profili. Grazie per averci riacceso i sensi e il senso di quello che siamo e facciamo”. Tutti concordi che don Giulio aiutava tutti, con poche parole, molta organizzazione e fede. Gli studenti della 4S ci hanno insegnato che l'arte è un grande strumento di conoscenza, cambiamento e libertà! Abbiamo fatto arte? Non so, sicuramente queste cantine non sono per noi oggi più solo posti ma luoghi, monumenti al coraggio, alla liberta ed alla Carità.

Un grazie a Mons. Gianluigi Dall’Osso, continuatore delle opere di don Giulio, per la disponibilità, alla prof.ssa Casadio Loreti  per il suggestivo collage delle testimonianze, al signori Casadio Loreti per le balle di paglia che sono state elemento fondamentale per aiutare ad immedesimarsi e per la ciambella, al prof. Sella per gli oggetti d’epoca, alla prof.ssa Tassoni per la tastiera dell’ultimo minuto, agli studenti che hanno messo in gioco le proprie competenze e capacità non solo scolastiche, al nostro dirigente che si è commosso ed ha fatto commuovere molte persone con l’annuncio in dialetto della Liberazione di Imola. Un grazie infine al Cidra, ad Orazi e Pelliconi per l’aiuto che hanno dato per le ricerche e ad Annalisa Cattani che ci offre sempre nuovi spunti per comprendere la realtà e senza la quale non saremmo riusciti a realizzare il progetto.

Chiara Billi

VIDEO